La degradazione della plastica

Negli ultimi tempi ci sono spesso notizie sulla plastica e l’inquinamento che questo prodotto causa in particolare negli oceani. Si lavora molto per ripulire le spiagge e vengono cercati metodi come quello di The Ocean Cleanup per raccogliere la plastica dai vortici di plastica che si trovano nei centri degli oceani. Alla conferenza internazionale “Our Ocean 2014” organizzata e ospitata il 16 e 17 giugno scorso da John Kerry a Washington è stato dedicata molta attenzione a questo problema. La plastica ‘macroscopica’ che si trova nei mari causa danni agli animali che ne restano imprigionati oppure la ingeriscono e a causa di questo muoiono di una morte lenta e atroce.

La plastica ‘macroscopica’ inoltre scompone in piccoli pezzi chiamati microplastica per via dell’erosione meccanica o a causa della luce ultravioletta. Queste particelle, possono essere ingeriti dallo zooplancton. Questi animaletti si situano alla base della catena alimentare e vengono mangiati dai pesci che finiscono poi nei nostri piatti.

 

 

Pochi giorni fa uno studio ha dimostrato come diversi micro-organismi si uniscono alla microplastica. rendendola più pesante e facendola affondare. Questo potrebbe essere un motivo per cui si trova meno plastica nei mari di quanta dovrebbe esserci secondo le aspettative. Lo studio dimostra inoltre come alcuni di questi organismi sembrano mangiare la plastica. Si tratta soprattutto di certe diatomee. Da uno studio precedente in Science del 2011 già risultava che alcune specie di batteri sembravano degradare la plastica e si concludeva che si trattasse in questi casi di una cosiddetta ‘plastisphere’ ossia una piccola comunità di batteri e alghe unicellulari che si associa alla plastica e probabilmente la degrada. Questo potrebbe essere un secondo motivo per il quale si trova meno plastica di quanto previsto.

Diatomee (verde) e batteri (lilla) su un pezzo di plastica. Credito Julia Reisser e Jeremy Shaw.

Diatomee (verde) e batteri (lilla) su un pezzo di plastica. Credito Julia Reisser e Jeremy Shaw.

Sempre nel 2014 è apparsa una review su batteri che degradano la plastica. Si dimostra che certi batteri sono effettivamente in grado di degradare il polietilene (la plastica più comune). Le lunghe catene di carbonio che costituiscono il polietilene possono, sotto l’influenza dell’erosione e la luce UV, essere ridotte a catene di lunghezza variabile da 10 a 50 atomi di carbonio. In questa forma ridotta possono essere attaccati dai batteri. Quali enzimi siano esattamente responsabili di questo metabolismo non è ancora chiaro. Ma sembra trattarsi di un vero e proprio metabolismo dove il carbonio del polietilene finirebbe nel ciclo di Krebs. Esperimenti con polietilene radioattivo dovrebbero dimostralo. Speriamo che venga presto attuato questo esperimento per verificare l’esattezza dell’ipotesi.

Intanto The Ocean Cleanup cercherà di diventare operativo per ridurre al più presto la quantità di plastica che galleggia nell’oceano. Per avviare la costruzione del primo prototipo delle Cleanup array è stata iniziata una raccolta fondi.

 
Da: Livescience (Julia Reisser)
NatureNews sull’articolo in Science
International Biodeterioration & Biodegradation: Review (2014)

 

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2 thoughts on “La degradazione della plastica

    • Luisa, Tengo d’occhio le notizie. Il problema è gigantesco e ha molti interessi economici/politici.
      Ti terrò informata degli sviluppi. Se vuoi puoi abbonnarti a questo mio blog.

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